🎙️ COSTANZA

Multipotenziale

Sono tornato da Bologna con un problema in meno e cinque abbonamenti disdetti

Ieri ero al We Make Future, uno di quegli eventi dove, sia detto tra noi, all'inizio non è che smaniassi di andare: dovevo parlare di un argomento che ormai mi porto addosso come una seconda pelle, e una parte di me voleva staccare un attimo da quell'etichetta. Poi ovviamente salgo, apro bocca e mi accendo come un tostapane, perché quando una cosa ti piace ti tradisce sempre l'entusiasmo. Ma la vera scintilla della giornata non è arrivata dal palco. È arrivata da tre ore di conversazione fitta fitta con una persona che stimo, dove abbiamo smontato e rimontato il mio modo di lavorare pezzo per pezzo. Risultato: la sera stessa ho disdetto mezza dozzina di abbonamenti come un uomo che fa le pulizie di primavera a novembre. Zoom, Notion, un paio di tool che tenevo "perché non si sa mai". Spazzati via.

Il multipotenziale: quello che si annoia appena diventa bravo

Il cuore di quella chiacchierata era una parola che mi descrive fin troppo bene: multipotenziale. Sono quel tipo di persona che ha ottomila interessi, si butta a capofitto in un campo, ci diventa pure decente, e proprio nel momento in cui potrebbe raccogliere i frutti… si annoia. Ha già visto il grosso del film, sa come va a finire, e la testa è già in fila alla biglietteria per il prossimo. Per anni l'ho vissuto come un difetto di fabbrica, perché la società ti ripete un mantra preciso: devi essere lo specialista, quello riconoscibile per un'unica cosa, altrimenti sei un dilettante che saltella. E in parte è vero, il costo di disperdersi esiste.

Ma ho iniziato a ribaltare la prospettiva. E se invece di curare la malattia provassi a sfruttare il sintomo? Avere tanti interessi, oggi, significa poter avviare tante cose diverse. Il problema classico del multipotenziale è sempre stato uno solo: le giornate hanno 24 ore e i cloni non esistono. Solo che nel frattempo è successo qualcosa.

Il mio piccolo esercito che lavora (teoricamente) per me

Il qualcosa è che oggi posso costruirmi un esercito di assistenti automatici che lavorano al posto mio. Ci avevo già provato in passato, ma era come voler correre la Formula 1 con un go-kart: l'intenzione c'era, gli strumenti no. Ogni sei mesi, però, questi strumenti fanno un salto che ti lascia a bocca aperta, e quello che prima era fantascienza adesso è roba che imposti prima di colazione. Così mi sono ritrovato a dare nomi da fantasia a un manipolo di collaboratori digitali, ciascuno con il suo compito, che devono imparare a fare la cosa più difficile di tutte: parlarsi tra loro, passarsi il lavoro, controllarsi a vicenda. In pratica sto costruendo un ufficio di colleghi che non chiedono ferie, non prendono il caffè alla macchinetta e — cosa non da poco — non litigano sul condizionatore.

L'idea è banale nella sua potenza: gli do un argomento, e loro sfornano il contenuto, l'articolo, lo pubblicano dove serve con la descrizione giusta. Il vantaggio vero è statistico, e nasce dal fatto che la maggior parte delle persone queste cose non le sa ancora fare. Finché dura quella finestra, chi automatizza ha una marcia in più su qualunque terreno: formazione, contenuti, e un giorno pure il giardinaggio, se mi girasse.

La stupidità di avere il capitale e non usarlo per paura

Qui casca l'asino, e l'asino ero io fino a poco fa. Davanti a un abbonamento importante la mia testa faceva sempre lo stesso teatrino: «Ma sei matto? Non rientri mai di quei soldi». Ragionamento da persona che tiene i risparmi sotto il materasso perché la banca "non si sa mai". Prima cosa: sommando tutto quello che ho tagliato, alla fine spendo più o meno la stessa cifra di prima. È ottimizzazione, non spesa in più. Seconda cosa, e qui mi sono dato mentalmente uno schiaffo: mettiamo pure che tra tool e servizi vari arrivi a qualche centinaio di euro al mese. Nell'arco di qualche mese, con un sistema che gira, mi bastano due o tre consulenze, oppure un paio di collaborazioni per recuperare tutto e andare in attivo.

Quanto è stupido avere il capitale, avere le capacità, e non investirlo per paura di non rientrarci? È come comprare gli attrezzi da palestra e non allenarsi perché "e se poi non dimagrisco". Il punto non è "come rientro", è "come sfrutto questa cosa per rientrarci il prima possibile".

Non fermarsi alla prima difficoltà (io lo faccio da una vita)

C'è una terza lezione che mi riguarda in pieno, e me la scrivo qui così magari me la ricordo. Mi sono sempre fatto fermare troppo presto dalle difficoltà. Scrivo un'istruzione, ci metto due ore per ottenere quello che a mano avrei fatto in quindici minuti, e la vocina mi sussurra: «Lascia stare, era più veloce prima». Ed è verissimo — nel breve periodo automatizzare è una perdita di tempo disumana. Ma nel lungo? Nel lungo hai costruito una macchina che gira da sola, che puoi persino rivendere una volta rodata.

Ogni volta che sacrifico una scelta di lungo periodo per una comodità di breve, mi sto tirando la zappa sui piedi. Le cose di lungo periodo si sommano, fanno interesse composto l'una con l'altra, diventano sempre più remunerative. Quelle di breve ti fanno campare oggi e ti lasciano fermo domani. E soprattutto: ho iniziato ieri, ero già in ansia stamattina perché "non funziona niente", e ho dovuto ricordarmi che non era passato nemmeno un giorno. Andare in panico dopo 24 ore è come piantare un albero e tornare la sera a lamentarti che non fa ombra.

Le cose da portarti a casa

  • Il tuo "difetto" può essere il motore: se ti disperdi tra mille interessi, non curarti — organizzati per portarli avanti in parallelo.
  • Investire non è spendere: chiediti "come lo faccio rientrare", non "e se non rientra". Avere capitale e non usarlo per paura è la vera perdita.
  • Il breve periodo mente: quello che oggi ti sembra tempo buttato spesso è l'unica cosa che nel lungo periodo si accumula davvero.
  • Non mollare alla prima difficoltà: all'inizio non funziona niente, è la norma. Il valore sta esattamente lì, oltre la parte fastidiosa.
  • Datti tempo: pretendere risultati dopo un giorno è il modo più rapido per abbandonare. La costanza batte lo scatto.

Poi certo, tra qualche ora parto per un weekend tra amici e colleghi, un centinaio di persone, e mi toccherà stare lontano dai miei collaboratori digitali. Ma li ho già messi sullo smartphone, quindi ci sentiamo. Sto imparando a lavorare a distanza con un ufficio che ho costruito ieri. Se non è multipotenzialità applicata questa, ditemi voi cos'è.