🎙️ COSTANZA

Una nuova serie

Un cognome che è anche una condanna

C'è un piccolo dettaglio comico nella mia biografia che nessuno mi ha mai risparmiato: mi chiamo Marco Costanza. Ora, se ti chiami Rossi puoi mollare un progetto a metà e la vita continua tranquilla. Se invece porti in giro un cognome che è letteralmente la virtù che ti manca, ogni volta che abbandoni qualcosa l'universo ti fissa con il sopracciglio alzato. E io, negli ultimi anni, ho bruciato format come un adolescente brucia le paghette: mille idee partite in pompa magna e spente nel giro di due puntate. Quindi sì, oggi lancio una nuova serie, e l'ironia della situazione non mi sfugge nemmeno per un secondo.

Questa serie si chiama, con una fantasia che rasenta il genio, Nella vita ci vuole costanza. Un titolo che è insieme una promessa e un ricatto verso me stesso: se sparisco dopo un episodio avrò ufficialmente fallito il compito più facile della mia esistenza, cioè onorare il mio stesso nome anagrafico.

Chi ero prima di diventare «quello del Bitcoin»

Oggi mi conoscono come il tipo che parla di Bitcoin e di finanza. È quello che mi paga da vivere, che mi porta in giro per il mondo, che mi fa conoscere realtà che non avrei mai immaginato. Ma non è da lì che sono partito. Quando ho aperto questo canale, ormai sei anni fa, ero un dipendente con il doppio lavoro e le idee confusissime su dove volessi arrivare.

Ho ripescato il primissimo trailer del canale e riascoltarmi è stato un misto di tenerezza e imbarazzo cosmico. C'era un Marco non ancora trentenne — e con qualche chilo in meno, cosa che aggiunge sale alla ferita — che diceva di voler parlare di benessere finanziario, fisico e soprattutto mentale. L'obiettivo dichiarato, testuale, era aiutare le persone a «fare un po' meno schifo in questa vita già piena di frustrazioni». Ecco, a volte il te stesso di cinque anni fa ti riassume meglio di qualsiasi psicologo.

La deriva verso i soldi (e il ritorno a casa)

Guardando la cronologia dei miei video si vede una deriva nitida, quasi geologica: si parte da gestione del tempo, produttività, svegliarsi presto, il fallimento, l'audacia. Poi, lentamente, gli argomenti diventano sempre più finanziari, come una calamita che tira tutto verso i mercati. Finché arriva Bitcoin, che per me è stato il culmine di quella passione: un tema che tocca a 360 gradi il mondo energetico, culturale, etico. Comodo, no? Un argomento così vasto che puoi parlarne per anni senza mai finire le scuse.

Il punto è che quella specializzazione, per quanto redditizia, mi è finita addosso come una giacca di due taglie sbagliate. Io nasco content creator generalista, uno a cui interessa tutto, e a un certo punto ho sentito il bisogno di riaprire le finestre e far girare un po' d'aria in questa stanza monotematica.

Cosa troverai in questo spazio

Ho una regola sola per questa serie, e la difenderò con le unghie: durata massima dieci minuti, un quarto d'ora solo se l'argomento merita davvero un «oh mio Dio». Non voglio ammorbare nessuno con la mia autobiografia — a chi importa chi ero e cosa ho fatto? Voglio invece uno spazio settimanale in cui aggiornarci su ciò che sto costruendo davvero, giorno per giorno.

E sto costruendo parecchio. Sto scindendo la mia persona in due identità: Bailout, tutta la parte Bitcoin, e WhaleStreet, la parte finanziaria, così che Marco Costanza-persona torni libero di interessarsi a qualsiasi cosa. Passo le giornate a costruire agenti di intelligenza artificiale che mi facciano il sito e mi organizzino il lavoro, mi segno ossessivamente chilocalorie e macronutrienti come un contabile della mia stessa vita, e sto lanciando un podcast con tutto il setup che ci gira intorno. In mezzo, gli eventi: due o tre al mese, ufficialmente per parlare di Bitcoin, nella pratica una scusa magnifica per conoscere persone. A San Daniele, in Friuli, ho visitato le prosciutterie e chiacchierato con imprenditori locali, e ho imparato più cose lì che in mesi di grafici.

La motivazione presa in prestito (e va benissimo così)

Confesso una cosa poco eroica: questo video nasce anche perché negli ultimi giorni mi sono sparato ore di contenuti motivazionali su YouTube. Sì, proprio quel genere «svegliati, datti una mossa» che di solito guardo con sospetto. Evidentemente in questo momento ne avevo bisogno, e tutte quelle parole mi hanno bombardato la testa fino a farmi premere registra dopo mesi di «ma faccio questo, ma faccio quell'altro».

Non c'è niente di male ad accendere il proprio motore con il carburante di qualcun altro. L'importante è che poi il motore giri per conto suo. E la costanza, in fondo, è esattamente questo: non l'entusiasmo del primo giorno, ma la testardaggine di ripresentarsi anche quando l'entusiasmo se n'è andato a farsi un caffè.

I punti da portarsi a casa

  • Ricominciare non cancella i fallimenti precedenti, li rende utili: ogni format bruciato mi ha insegnato cosa non funziona.
  • La specializzazione paga ma può ingabbiare: ogni tanto vale la pena tornare generalisti e riaprire le finestre.
  • Datti un vincolo semplice e difendilo: per me sono i dieci minuti a episodio. Un limite chiaro è più sostenibile di un'ambizione vaga.
  • La motivazione presa in prestito è legittima, purché serva ad avviare il motore, non a sostituirlo.
  • La costanza non è entusiasmo, è ripresentarsi: il valore non sta nel primo colpo, ma nel secondo, e nel decimo.

Se stai leggendo questo e nei prossimi mesi non troverai nient'altro di nuovo, saprai già cosa sarà successo: avrò fallito di nuovo, non sarò stato costante. E porca miseria, mi chiamo Costanza, non posso permettermelo. Quindi facciamo un patto: io mi ripresento ogni settimana, e tu, se ti va, mi tieni d'occhio. In fondo la parte più difficile di qualsiasi cosa non è iniziarla. È il lunedì dopo.